domenica 26 agosto 2018

L'Angelo che vien dal mare - pagina 1

Personaggi non giocanti:
Astrael
La_Piccola_Sofia
Rigel

Astrael
L'avevan buttato fuori.

O meglio, il gran capo l'aveva chiamata missione.

"Visitare le terre umane, e comprendere le loro anime".

Ed a tutt'un tratto, s'era ritrovato a mollo, senza le sue magnifiche ali, in acqua salata, a poca distanza dalla riva, di non so quale paese.

"Ma dove diamine mi hanno fatto finire?" si domanda Astrael, giunto a riva, ed iniziando a strizzare la lunga tunica candida.

I lunghi capelli castani le si appiccano al viso, mentre gli occhi verdi brillano d'una strana luce.

Cammina scalzo, sulla rena, sentendo i granelli di sabbia solleticargli sotto i piedi.

Da dove viene lui, le sensazioni quali la fame, e i sensi, sono quasi inutili, ce li ha in dotazione, ma non servono.
Non servono vicino al "grande capo" come lo chiama lui.

C'è una città vicina, e man mano che cammina sul lungo mare, incontra alcune barche messe a secco, lontano dalle acque.

Vicino ad una di esse c'è un vecchietto, il suo visto è rigato di una ragnatela di rughe e antiche cicatrici, ma gli occhi cerulei, ne rivelano un anima gentile, ma molto vicina a tornare, da dove lui è partito.

Astrael si schiarisce la voce, attirando la sua attenzione e domanda:
-Mi perdoni, buon uomo, mi sa indicare che paese è quello laggiù in fondo?-

Il vecchio guarda gli occhi smeraldini del suo interlocutore, una donna di rara bellezza, dal profilo nobile e la voce dolcissima, vestita con una veste candida.

-Mia signora, quella che voi indicate è la città di Chieti, importante porto del Principato degli Abruzzi- risponde il vecchio pescatore, ammirato -Prendete la via maestra, che costeggia la spiaggia, e la raggiungerete presto-

-Vi ringrazio, buon uomo delle vostre premure, seguirò con gioia i vostri preziosi consigli- dice Astrael accennando un inchino di accommianto, per dirigersi verso la via indicata.

"Il Principato degli Abruzzi...Se solo fosse stato un po' più attento a lezione, saprei dove mi trovo" riflette l'angelo ed infine sorride senza malizia "In ogni caso, ora una cosa la ricordo, gli esseri umani si differenziano tra loro per quello che loro chiamano sesso.
Dovrò stare attento, che tutti in città mi scambieranno sicuramente per una femmina, come ha fatto quel gentile vecchio.
Dovrò comportarmi in modo sicuramente più consono, almeno alle lezioni di: Vita Umana, ci andavo spesso, non dovrei fare troppi errori. Ma meglio muoversi, il tramonto è vicino.
" ed a quest'ultimo pensiero l'angelo caduto in mare, affretta il passo.
 

"Accidenti" brontolava mentalmente Astrael, il sole era tramontato in fretta e la città era ancora lontana, ma di notte, era più debole. 

Non avrebbe raggiunto in tempo Chieti, senza che cadesse in una specie di sonno, simile ad un umana perdita di sensi. 

Per quanto immortale, non era immune alla fatica, e senza ali, era stato faticoso, raggiungere la riva a nuoto. 

Di fianco alla via, un boschetto di querce faceva proprio a caso suo, meglio non rischiare d'incappare in qualche brigante. 

Ormai era buio, nessuno sarebbe stato in grado di notarlo, e quindi posando i palmi delle lunghe mani affusolate sul tronco d'un albero, chiese alla maestosa pianta di poter usare le sue folte fronde di fargli da giaciglio. 

Appena la creatura di Flora, gli rispose, lesto lesto, Astrael, s'arrampicò e giusto in tempo si addormentò su un giaciglio di foglie, in un sonno senza sogni.

La_Piccola_Sofia
Sofia quel dì s'era incamminata all'alba verso la città. 

Voleva recar un cesto di primizie al convento cittadino ove era cresciuta, in segno di ringraziamento per quello che le monache avevan fatto per lei. 

Ed una volta settimana, lasciava il suo orticello e la casupola fuori città, per portare quel dono. 

Anche se viveva abbastanza distante dal mare, a proseguir con la via maestra, Sofia, si fermava in vicinanza della città a guardar le onde infrangersi sulla rena. 

E come al solito, arrivata al bosco di querce prima della città, avvicinò ad un albero, per riporvi, al sicuro, tra i suoi rami, il suo cestino. 

Ma l'albero questa volta era abitato. 
Illuminata dai raggi del sole del mattino, era coricata tra le foglie una bellissima dama, ed i lunghi capelli bruni, le ricadevano cadevano dal viso, verso il terreno erboso. 

Con l'abito candido, ed irradiato dal sole, Astrael, apparve alla ragazzina, come una magica fata. 
Sofia stesse ad osservarle la "fata" per alcuni istanti, ma dato che questa sembrava per nulla interessata a svegliarsi, le lasciò in custodia il suo cestino e le scarpine, per poi dirigersi, verso il mare, calpestando le onde sulla battigia.

Astrael
Alle risatine entusiaste della fanciullina, e lo sciabordio delle onde, Astrael socchiuse gli occhi.

Era ancora lievemente storidto dal dispendio di energia nella fase notturna del giorno prima, e quindi messosi a sedere sul ramo su cui s'era addormentato, guardò l'orizzonte davanti a sè.

Poco distante dalla via maestra, c'era una fanciullina vesitita d'azzurro e i capelli color del grano, raccolti in una treccia arrotolata dietro al capo, che correva avanti ed indietro, sulla spiaggia, a rincorrere la schiuma delle onde infrante.

Solo allora, l'angelo caduto s'accorse, d'aver accanto a sè, un cesto d'ortaggi.

Poi, guardò verso terra.
Era abbastanza alto, che un normale umano si sarebbe fatto piuttosto male, compresa quella bambina che giocava con l'acqua marina, davanti a lui.

Ma con un alzata di spalle, Astrael, si buttò giù, atterrando dolcemente, sull'erba, mentre la quercia gentile, abbassava i rami per porgergli il cesto.

Gli angeli non soffrono ne la fame, ne la sete, ma la quercia gentile non lo poteva sapere, quindi Astrael, ringraziò la creatura di Flora, ma lasciò il cesto ai suoi piedi.

L'erba gli solleticava le piante dei piedi scalzi, una sensazione piacevole, ma mai provata prima.
La sera prima non ci aveva fatto caso, era troppo stanco.

Era ormai vicino alla città, ma la sua natura di angelo, lo spinse a sedersi a terra, ed attendere il ritorno della ragazzina bionda.
Non se la sentiva, sebbene la strada da percorrere fosse ancora poca, di lasciare la fanciullina da sola.

Lui, in quanto angelo, era asessuato, sebbene le sue fattezze fossero molto femminee.

Ma purtroppo dagli studi fatti all'Accademia Celeste, sapeva e conosceva gli orrori che la mente umana era in grado di produrre, quando era assetata di sangue e violenza.

Meglio fare il viaggio insieme, che da soli.
 

La_Piccola_Sofia
Tornando dalla riva, Sofia, vide, a terra la bella dama che l'attendeva. 

Quella veste che riflette la luce come una perla, ricorda alla ragazzina una favola che le raccontavano al convento da piccola, che ogni fanciulla ha la sua fata madrina a proteggerla, nel momento di bisogno. 

Non che in quel momento abbia gran bisogno, di aiuto, ma la dama le suscita simpatia e per nulla timore. 

La dama è seduta sull'erba come un ragazzino, e il fatto che le sue gambe, non siano coperte dalla gonna della veste, sembra non preoccupare la fata. 

-Madama, vi siete forse persa?- domanda in segno di saluto Sofia.

Astrael
-Forse, bambina...ma ora aspettavo te. Non volevo lasciare il tuo cesto incustodito- risponde con un sorriso Astrael, accennando il cesto intrecciato, ai piedi della gentile quercia. 

-Vi ringrazio per la vostra premura.- risponde cortesemente la ragazzina -Se posso esservi d'aiuto, consideratemi serva vostra. Dove siete diretta?

Astrael rimane pensieroso qualche secondo prima di rispondere dolcemente: 
-Verso la città, un pescatore mi disse che la città vicina è Chieti, e lì ho intenzione d'andare. Non son natia di questi luoghi, e un punto d'approdo mi sarebbe utile- e sorride gentile 

-Se mi permettete, vi farò da guida, Chieti è molto vicina ormai.- risponde a sua volta la ragazzina ricambiando il sorriso e raccogliendo il cesto invita -Se volete seguirmi- ed intanto osserva curiosa la stoffa della tunica dell'angelo, lucente, come la seta, ma resistente al tatto, come il cotone.

La_Piccola_Sofia
Quell'abito che la dama indossa, è di certo opera di qualcosa di sconosciuto per la picoola Sofia, che si convince che la dama dai lunghissimi capelli bruni, sia una creatura speciale. 

Ma in viaggio verso la città, una figura la sconvolge. 

Una dama dai capelli rossi, nota a Sofia, come Madama Yana, la quale si sta sciogliendo i capelli ed entrando in acqua completamente vestita, dirigendosi verso il largo.

La piccola Sofia era vicina alla riva, accompagnata a poca distanza da una dama vestita di bianco, l'angelo Astrael. 

Sofia, Yana l'aveva incontrata tante volte in piazza, ma la bella signora non la conosceva. 

Nel suo piccolo mondo di orfanella, aveva già udito di gesti sconsiderati, e gli occhi dell'angelo caduto era diventati lucenti, appena Yana s'era avviata vestita verso il mare, ma non aveva fatto nulla. 

Sofia invece non voleva, non poteva stare lì a vedere la signora Yana andarsene così. 

La rincorse in acqua, prendendole la mano sinistra, e con gli occhi in lacrime grido: 
-Yana, perchè?

Gli occhi della signora erano già vacui e lontani, Astrael, dalla riva scuoteva il capo sconsolato. 
A volte gli umani perdono l'anima ancor prima che il corpo muoia. 

-Sei una fata, fa qualcosa!- gridava alla dama dagli occhi lucenti, la piccola Sofia, convinta ancora che l'angelo caduto, sia una creatura magica, mentre strattona Yana per il polso cercandola di svegliare. 

Astrael scuote ancora il capo, e la ragazzina gli legge sulle labbra "Non posso, fare nulla

Sofia, lascia andare il polso di Yana, il battito è rallentato tantissimo, è quasi fermo. 
Con i capelli rossi che ondeggiano nell'acqua, la bella signora, che pare dormire, sembra una sirena. 
Ha scelto la sua fine, forse meno dolorosa che morire per via di una malattia, ma comunque infinitamente triste. 

Sofia, s'allontana dal corpo esanime, arrabbiata con la natura stessa degli uomini, che porta persone meravigliose, ad andarsene. 
L'angelo fa per prenderla, tra le sue braccia per confortarla, forse, ma Sofia la scansa, e facendosi asciugare le lacrime dal vento, riprendendo la via verso la città. 

Qualcuno deve sapere. 
Sapere che qualcuno se n'è andato per la follia della mente umana. 

Dopo poco, sofia si volta indietro, la dama dalla veste candida è vicina al corpo dormiente, e si china per baciarne la fronte pallida. 
Con la delicatezza di una madre, l'angelo Astrael, le augura nella lingua del Paradiso: 
"BUON VIAGGIO".

Astrael
Era così...innocente...quella bambina.
Un innocenza, che ai suoi occhi di angelo, stava tramutandosi in consapevolezza, di uno dolore incomprensibile.

Quella donna aveva deciso di abbandonare la propria vita.

Astrael, non ne conosceva il motivo, ma quando le aveva parlato con la lingua degli angeli, l'anima della donna, arrabbiata e nervosa si era rilassata, andando in pace.

Aveva ancora una ultima speranza prima di tornare, ma doveva essere la sua anima a volerlo.

Lui, non poteva.
Ne accompagnarla lassù, ne riportarla giù, non era entrato nell'Accademia Celeste per diventare un Angelo della morte.

E poi, il gran capo, che gli umani chiamano Dio, l'aveva mandato tra gli umani, per imparare a conoscerli.

Perchè lui, Astrael, era un futuro Angelo del Mondo dei sogni.

Uno dei luoghi, dove gli uomini sono più potenti, ma pure più fragili.

Dove il ruolo di un angelo sta proprio nel proteggere quel mondo, dai demoni, frutto della stessa mente umana.

Demoni che, forse, avevano guidato, la dama dai capelli rossi, alla sua dipartita...
 
La bambina bionda, non gli aveva più parlato, ne sulla strada per ls cittá ne all'interno di essa fino al convento delle monache.

Sofia l'aveva lasciato nel chiostro, ove una monaca le si era rivolta mentre la ragazzina portava le sue primizie nelle cucine.

- Posso esservi utile, mia signora? le aveva domandato la monaca gentilmente.

- Credo proprio di si, sorella. La nave su cui viaggiavo, s'è incagliata su uno scoglio allargo, e nel naufragio, le onde mi condussero poco distante da qui. Vengo qui a domandar alloggio e riparo, il tempo necessario di rimettermi in forze...non ho nulla con me, ma vi ripagherò con il mio lavoro. È solo per grazia di Aristotele che solo io sono soppravvissuta alla catastrofe-

-Povera cara...- gli disse la monaca allungandosi per accarezzargli il viso.
Astrael, come tutti gli angeli adulti era molto alto.
-Tranquilla, bambina, qui potrai riposarti tutto il tempo che vorrai...e non temere per il pagamento...l'altissimo, per averti condotta qui, ci ha fatto un dono assai più grande-.

Astrael fissava quasi stupito la vecchia monaca, che pareva, con quelle pare, sapere quasi tutto della sua vera storia.
Ma probabilmente, era solo una coincidenza.
Tutti gli angeli scesi sulla terra, negli utimi secoli eran stati ben attenti a non rivelar la loro natura.

Quindi il futuro guardiano dei sogni sorride, seguendo la monaca fino ad una cella spoglia.
-Ecco, mia cara, questa sarà la tua stanza,non è molto ma è fresca in estate e calda d'inverno...approposito...non mi hai detto il tuo nome...-
- Uh...io mi chiamo Astraella...è un nome strano...ma era quello della mia bisnonna- spiega l'angelo sovrappensiero inventandosi una fantomatica famiglia.

- Capisco...- commenta sorella Anna prima di lasciarlo da solo.
 
I giorni passavano, ma dopo quel dì in cu Astrael e Sofia videro quella dama morire, le loro strade si divisero. 

Sofia lo evitava come la peste, e l'angelo non poteva farci nulla. 

D'altro canto, Astrael dovette preoccuparsi di mantenere accettabile la sua storia, di dama naufraga. 

E per non destare sospetti s'impose pure di mangiare. 
Gli angeli non hanno e non soffrono la fame o la sete, o il sonno, ma s'indeboliscono quando sopraggiunge il buio, sulla terra. 

Sorella Anna, lo teneva d'occhio, e per giustificare la sua dieta vegetariana, raccontò di esser rimasto innorridito da ragazzina davanti alla macellazione di un maiale. 
E da allora non mangiava piú carne. 

La sua scelta era stata ben accettata, e al contempo aveva raccolto di Sorella Giuseppina, per le cure che l'angeli prodigava sia all'orto che al giardino interno al chiostro del convento. 

Le monaceh ormai erano tutte di una certa età, e presto Astrael si trovò ad occuparsi delle altre ospiti del convento. 

Vi erano educande di famiglie borghesi e nobili, che venivano cresciute nel convento fino all'età da marito, oppure dame di grado sociale ed età di ogni genere, in ritiro spirituale, alla ricerca di consiglio e comprensione per la loro effimera vita. 

Astrael, di tanto in tanto, si concedeva lunghe passeggiate in riva al mare, ascoltando le voci umane trasportate dal vento. 

Ormai era giunto nel mondo umano da qualche settimana. 
E malgrado gli incontri con numerosi umani, non riusciva ancora a comprendere ciò che il "gran capo" gli aveva chiesto di fare. 

Un dì raggiunta una caletta lontana dalla zona di pesca, e riparata dal vento, Astrael decise di immergersi nelle acque salmastre in maniera da poter ampliare tramite le acque le emozioni trasportate dal vento, come sussurri. 

Non sapeva quanto tempo era rimasto in acqua a chiaccherare con i pesci marini, ma quando fece per tornare a riva, vide sulla spiaggia una figura seduta. 

Svelto, s'immerse completamente per raggiungere a nuoto gli scogli ove aveva lasciato nascosta la sua veste candida e il mantello di ruvida lana nera che gli avevano fornito le monache. 

Ma rivestito, Astrael guardò oltre gli scogli. 
La figura era ancora là...ma dall'ampiezza delle spalle dovette intuire che doveva essere un uomo. 

Ma iniziava ad essere quasi sera, doveva raggiungere la città in fretta, o le monache lo avrebbero chiuso fuori. 

Cosa assai disdicevole per la dama, che l'angelo stava interpretando. 

Motivo per cui,mandando un gentile granchio in avanscoperta, Astrael uscì dal suo nascondiglio, con le polacchine tra le mani, camminando scalzo sulla rena.

Rigel
Rigel la vide uscire da dietro gli scogli. 

Il cappuccio del mantello le nascondeva gli occhi, ma lunghe ciocche di capelli bruni le cadevano ai lati del capo, con morbidezza. 

S'era fermato in riva al mare, a riflettere prima di rientrare in città. 
Era arrivato da pochi giorni in Abruzzo dalle terre del ducato di Milano. 
E il mare pareva chiamarlo a sè, ogni sera, prima del tramonto. 

E lui si fermava lì a sedere sulla spiaggia, lasciandosi cullare dal suono delle onde infrante a pochi passi da lui. 

Lei. Lei non l'aveva mai vista, ne tanto meno, gli pareva averla vista bagnarsi nelle acque tiepide. 

Ma la forma delle labbra e le mani affusolate, che tenevano in mano un paio di polacchine nere, gli erano apparse, opera del divino. 

La donna avvolta nel mantello, si muoveva leggiadra sulla rena, pareva nemmeno che camminasse, da quanto si muoveva sulla sabbia. 

-Ehi!- disse Rigel alzandosi -Ehi! Aspettami! chiamò invano, senza che ella si fermasse. 

Poi, la dama, sul ciglio della strada si fermò e chinandosi a mettere le scarpine, e il cappuccio le cadde dal viso, rivelando una cascata di capelli bruni, ad incorniciare una pelle candida, con incastonati due occhi di smeraldo. 

Rigel, rimase pietrificato, quando ella, gli rivolse lo sguardo, prima, di raccogliere a veste, e mettersi a correre in direzione della città.

I giorni passavano, Rigel, non aveva più incontrato quella misterioso dama, e lui, poeta errante... non poteva rimaner fermo.

Andò per quell'ultima sera alla caletta isolata, dove l'avea vista quella sera...

E la dama dai capelli bruni, era lì, a cantar sugli scogli...al sole morente.

-Buona sera, mia signora...- salutò il giovine biondo -Temevo di non rivedervi più-

La dama interrompendo il suo canto celeste rivolse a lui gli occhi di smeraldo.
 

Astrael
Astrael aveva osservato in quei giorni, Rigel muoversi per la città.

C'era qualcosa di lui...che lo confondeva.

Aveva domandato in giro, chiedendo chi fosse lo straniero, e l'oste di una locanda rispose che il giovane biondo, aveva il nome di una stella.

Ma i pochi con cui esso aveva parlato, lo chiamavano semplicemente "il poeta".

Il giovane, si diceva che venisse dal nord, forse addirittura dalla Repubblica di Firenze, dove aveva raccolto grosse ricompense da coloro che si eleggevano a suo mecenati.

Nessuno sapeva chi fosse o davvero da dove venisse, ma aveva un bel viso e riscuoteva parecchio successo tra le damine.
In oltre pagava bene, e l'oste non voleva saper di più.

Astrael, una di quelle *jsem vulgární hovado*, alla fine, decise di tornare agli scogli, per riferire tramite il canto, la sua situazione al mondo celeste.

Il mare le piaceva, ma quella notte non era andato nella caletta nascosta a bagnarsi, ma a raccontarsi.

Una voce matura ma gentile, l'aveva risvegliato dal suo canto, e a pochi passi da sè, Astrael, vide "il poeta".

-Buona sera, messere- rispose l'angelo con voce argentina, e i lunghi capelli bruni intrecciati dietro al capo ed aggiunse ridendo -Come mai? Mi cercavate?-
 

Rigel
Il poeta, a quegli occhi magnetici, arrossisce violentemente

Nessuna donna, dama o serva che fosse, l'aveva mai imbarazzato così tanto.
Eppure in quei giorni l'aveva cercata e ora che l'aveva davanti a sè tutta la sua spavalderia era scomparsa in un soffio.

Ma infine sorrise e rispose:

-Veramente, cercavo la mia musa....potreste essere voi, oppure no...-

La dama vestita di bianco divertita dalla sua risposta scoppia in una risata dolcissima .

-Mia signora, permettetemi la sfacciataggine, ma posso domandarvi il vostro nome? Vorrei dare un nome oltre che un viso alla mia musa...-

-Il mio nome? É un nome strano...viene dalle stelle, nell'antica lingua di mia madre. Per la vostra lingua, ve lo potrei tradurre come Astraella...e voi? Posso sapere il vostro?-

-Rigel, poeta errante e cantore sognate, al vostro servizio, Madamigella Astraella...siete dunque straniera? Parlate l'italiano splendidamente...- e facendo riverenza bacia la mano che la fanciulla bruna gli porge.

-Mi avete scoperta...provengo da Atene...ma la nave dove viaggiavo con la mia famiglia, è naufragata circa un mese fa, non lontano qui. Sono l"unica soppravvissuta alla catastrofe, grazie ad Aristotele, ma dubito che raggiungerò la mia meta...-

-Quali grandi sventure, vi sono capitate sull vostra via, madamigella, spero di non essere una di quelle... Posso offrirvi qualcosa alla locanda vicina? Giusto per festeggiare questo nostro nuovo incontro...Vorreste concedermi l'onore di avervi mia ospite quest'ultima mia giornata qui a Chieti...-
 

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L'Angelo che vien dal mare - pagina 1

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